I fatti
di Gorino pongono una domanda: di chi ha paura la gente di quel paesino?
davvero ha paura di 12 donne e 8 bambini oltre il fatto che queste persone
possono essere l’avanguardia di tanti altri immigrati? Forse se avessero
accettato almeno di vedere e di conoscere personalmente queste persone, forse
avrebbero provato compassione e solidarietà umana e per chi crede anche
cristiana. Il pregiudizio è la vera fonte di molte delle nostre paure, per
contrastarlo l’unica via è quella della conoscenza diretta. Ciò vale in tutti i
campi da quello dei migranti a quello delle persone disabili.
martedì 25 ottobre 2016
martedì 11 ottobre 2016
Credere o temere
Nel
profondo dell’animo umano c’è spesso una grande paura. Questa paura genera
violenza contro sé stessi, gli altri, il creato. Bisogna analizzare e
comprendere questa paura che è il principale nemico della fede, perché la fede
è apertura all’altro con la A maiuscola. La fede è superare le noste paure, i
nostri dubbi come un ponte sopra un burrone. Quindi se è vero che la fede non
può esistere senza paura come un ponte non ha senso senza un ostacolo da
superare, noi non dobbiamo negare le nostre paure ma non dobbiamo neanche lasciarci
bloccare da esse.
martedì 27 settembre 2016
Comunicazioni diverse
Nella
comunicazione con i disabili spesso le regole normali vengono violate, cioè c’è
una infantilizzazione della persona disabile che viene trattata spesso come un bambino:
alle persone disabili si dà del tu e le si chiama per nome anche quando non le
si conosce, quando invece alle persone normali si dà del Lei.
Per dare
il giusto rilievo a tutte queste differenze ci vorrebbe una buona conoscenza
delle modalità di comunicazione, che variano a seconda delle diverse persone
che abbiamo di fronte.
Nella
società di oggi, così multiculturale, sarebbe necessaria una scienza per una
comunicazione differenziata, che potesse parlare a ogni singolo individuo.
Una
scienza che debba tener conto di differenze quali l’età, il sesso, la nazionalità
e/o l’etnia, la lingua, la cultura, la religione o il livello economico;
teoricamente già considerate e superate nella Dichiarazione dei diritti umani,
approvata dall’Onu nel 1945.
martedì 20 settembre 2016
Desiderio: mancanza di stelle
Esplorando
il desiderio ne possiamo scoprire due forme: quello autentico o quello inautentico.
Quello inautentico di solito è indotto dalla società dei consumi e della
pubblicità, che portano a considerare come necessario ciò che è superfluo;
invece, quello autentico deriva da un sentimento di mancanza profonda di
qualcosa di essenziale per la nostra vita.
Oggi in
particolare siamo bombardati dalla pubblicità che ci inculca desideri
inautentici, i quali ci portano a non saper più cosa vogliamo e cosa è
necessario per la nostra vita; l’ultimo modello di cellulare può essere più o
meno utile a seconda dell’uso che ne facciamo, ma non è mai indispensabile eppure
ogni volta che esce ci sono file chilometriche per averlo; un po’ come durante
la guerra si faceva la fila per il pane. Il desiderio inautentico rischia di
far dimenticare le vere necessità e soprattutto il vero desiderio è quello di qualcosa
di trascendete, qualcosa che sta nel cielo come le stelle (in latino desiderio significa
mancanza di stelle).
venerdì 10 giugno 2016
Giocando con il colore
Oggi in
Francia cominciano i campionati europei di calcio e quasi tutti le squadre
hanno un giocatore di colore nelle proprie file, in particolare la nazionale
francese è basata su campioni di colore o comunque originari delle ex-colonie,
come l’Algeria.
Per
questo il calcio e in generale gli altri sport dovrebbero essere contrari alla
mentalità razzista. Il razzismo nello sport non ha proprio senso e lo sport
dovrebbe essere un insegnamento per tutta la società. Invece proprio negli
stadi si assiste alla manifestazione di razzismo più duro, perchè l’odio per la
squadra avversaria e per i suoi giocatori arriva a far dimenticare che anche
nella propria squadra ci sono atleti di origini diverse.
Forse i
giocatori di colore sono i più fischiati perchè la loro diversità di pelle è
proprio evidente e suscita immediatamente il disprezzo da parte di chi non
tollera le differenze; un po’ come accade per la disabilità fisica o psichica, che
essendo più evidente è soggetta a pregiudizi più forti e più immediati.
lunedì 9 maggio 2016
Disarmonia
Davanti
a un disabile ciò che colpisce è l’apparente disarmonia tra il corpo e la psiche.
Spesso di un disabile fisico si pensa che non comprenda magari perchè ha
difficoltà a parlare e non è pronto nel rispondere. A me capita anche
adesso,soprattutto quando c’è rumore intorno e non riesco a farmi sentire.
Oppure un disabile psichico, alto due metri, fa paura perchè non ha il controllo
delle proprie azioni e non si sa come potrebbe reagire. Questo mostra che si tende
sempre a cercare una corrispondenza tra corpo e psiche e quando questa
apparentemente manca, si entra in crisi.
Per chi
non ha mai visto un disabile esistono dei pregiudizi quasi connaturali, che
entrano in crisi a contatto con la realtà, nell'instaurare una relazione.
Questa è una reazione naturale, l’importante è andare oltre e non farsi
bloccare dal proprio pregiudizio ed essere aperti all'incontro con l’altro;
questo vale nell'ambito della disabilità come in qualsiasi altro ambito nel
rapporto con la diversità
lunedì 2 maggio 2016
La normalità del bene
Prendersi
cura fa parte della natura umana; ogni persona possiede l’istinto di protezione
verso qualcun’altro,anche i più grandi criminali hanno la tendenza a preoccuparsi
per i loro figli o i loro cari.
I miei
genitori nella loro normalità mi hanno accolto e protetto fin dai primi anni di
vita,poi è subentrato il prendersi cura quando sono cresciuto e loro mi hanno
dato la possibilità di fare una vita il più possibile autonoma. A quel punto
l’accoglienza, con tutta la sua importanza fondamentale, è diventata un tesoro
che portavo dentro di me, perché fossi io stesso a trovare modi per essere
accogliente e prendermi cura degli altri.
È
necessario, infatti, rovesciare la prospettiva e comprendere che le persone con
disabilità non sono sempre e soltanto oggetti di accoglienza e di cura, ma
possono essere soggetti attivi o attivanti.
Trovo necessario
sottolineare in uno sviluppo successivo che, se le cose sono vanno veramente bene,
non esiste più un rapporto di disparità in cui uno accoglie un altro, ma si
diventa un noi e si è in grado di prendersi cura l’uno dell’altro.
In una
comunità in cui le persone sono tutte integrate è inopportuno continuare a
parlare di accoglienza, se non nei confronti di ulteriori altri, nuovi e
diversi.
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