venerdì 10 giugno 2016

Giocando con il colore

Oggi in Francia cominciano i campionati europei di calcio e quasi tutti le squadre hanno un giocatore di colore nelle proprie file, in particolare la nazionale francese è basata su campioni di colore o comunque originari delle ex-colonie, come l’Algeria.
Per questo il calcio e in generale gli altri sport dovrebbero essere contrari alla mentalità razzista. Il razzismo nello sport non ha proprio senso e lo sport dovrebbe essere un insegnamento per tutta la società. Invece proprio negli stadi si assiste alla manifestazione di razzismo più duro, perchè l’odio per la squadra avversaria e per i suoi giocatori arriva a far dimenticare che anche nella propria squadra ci sono atleti di origini diverse.

Forse i giocatori di colore sono i più fischiati perchè la loro diversità di pelle è proprio evidente e suscita immediatamente il disprezzo da parte di chi non tollera le differenze; un po’ come accade per la disabilità fisica o psichica, che essendo più evidente è soggetta a pregiudizi più forti e più immediati.

lunedì 9 maggio 2016

Disarmonia

Davanti a un disabile ciò che colpisce è l’apparente disarmonia tra il corpo e la psiche. Spesso di un disabile fisico si pensa che non comprenda magari perchè ha difficoltà a parlare e non è pronto nel rispondere. A me capita anche adesso,soprattutto quando c’è rumore intorno e non riesco a farmi sentire. Oppure un disabile psichico, alto due metri, fa paura perchè non ha il controllo delle proprie azioni e non si sa come potrebbe reagire. Questo mostra che si tende sempre a cercare una corrispondenza tra corpo e psiche e quando questa apparentemente manca, si entra in crisi.
Per chi non ha mai visto un disabile esistono dei pregiudizi quasi connaturali, che entrano in crisi a contatto con la realtà, nell'instaurare una relazione. Questa è una reazione naturale, l’importante è andare oltre e non farsi bloccare dal proprio pregiudizio ed essere aperti all'incontro con l’altro; questo vale nell'ambito della disabilità come in qualsiasi altro ambito nel rapporto con la diversità


lunedì 2 maggio 2016

La normalità del bene

Prendersi cura fa parte della natura umana; ogni persona possiede l’istinto di protezione verso qualcun’altro,anche i più grandi criminali hanno la tendenza a preoccuparsi per i loro figli o i loro cari.
I miei genitori nella loro normalità mi hanno accolto e protetto fin dai primi anni di vita,poi è subentrato il prendersi cura quando sono cresciuto e loro mi hanno dato la possibilità di fare una vita il più possibile autonoma. A quel punto l’accoglienza, con tutta la sua importanza fondamentale, è diventata un tesoro che portavo dentro di me, perché fossi io stesso a trovare modi per essere accogliente e prendermi cura degli altri.
È necessario, infatti, rovesciare la prospettiva e comprendere che le persone con disabilità non sono sempre e soltanto oggetti di accoglienza e di cura, ma possono essere soggetti attivi o attivanti.
Trovo necessario sottolineare in uno sviluppo successivo che, se le cose sono vanno veramente bene, non esiste più un rapporto di disparità in cui uno accoglie un altro, ma si diventa un noi e si è in grado di prendersi cura l’uno dell’altro.

In una comunità in cui le persone sono tutte integrate è inopportuno continuare a parlare di accoglienza, se non nei confronti di ulteriori altri, nuovi e diversi.

lunedì 18 aprile 2016

Handicap e disabilità

Io non sono handicappato perché non cammino, ma perché, non camminando, non posso fare tante cose e debbo chiedere aiuto agli altri.Questo può essere un handicap, cioè uno svantaggio nei confronti degli altri, ma anche un vantaggio in quanto può creare delle relazioni che possono trasformarsi da semplice aiuto a rapporti di amicizia.
C’è a questo punto da fare una distinzione tra handicap e disabilità. Quest’ultima è causata dal deficit e dalla malattia, è per esempio la mia tetraparesispastica che mi impedisce di camminare. L’handicap invece è una questione sociale in quanto, come diceva Aristotele,l’uomo è un essere in relazione con gli altri, cioè è uno zoon politikon, quindi è la società a definire che cosa è handicap e chi sono gli handicappati.
E’ quindi per questo che il confine tra i due concetti non è così netto, anche se l’handicap si può ridurre con adeguate misure. Ma se è vero che la disabilità è una delle cause dell’handicap, però è anche vero che quest’ultimo può aggravare la condizione di disabilità.

Un esempio di questo è quando un disabile non può uscire di casa a causa delle barriere architettoniche o per altri motivi; questa persona perde l’abitudine alla relazione e alla fine anche la sua capacità di linguaggio viene compromessa. Se infatti non si parla mai, si perde la capacità fisica di parlare,perché, come qualsiasi funzione del corpo o della mente, ovviamente ha bisogno di esercizi 

lunedì 11 aprile 2016

Angoscia e paura

In “Essere e tempo” Heidegger evidenzia come i concetti di “paura” e “angoscia” vengano spesso confusi. La prima ha un oggetto che la scatena e la suscita (“il davanti a che”) e questo è sempre qualcosa di determinato, come ad esempio il dolore fisico o ciò che lo provoca.
L’angoscia, invece, è generata da qualcosa di indeterminato, dal semplice sentirsi come gettati nel mondo senza un perché, non potendo controllare il proprio destino.
Il “davanti a che” dell’angoscia è quindi il fatto di non essere padrone della propria vita, esattamente quello che mostra la persona con deficit ricordando all’uomo il proprio limite, la propria finitudine.
L’angoscia scatenata dalla presenza di una persona con disabilità dimostra l’inutilità del prendersi cura, cioè di ogni tentativo umano di controllo assoluto del mondo esterno. Secondo la mentalità comune le persone con disabilità non possono avere il controllo del proprio mondo, ma sono esse stesse oggetti di controllo e di cura da parte degli altri. Questo è un pregiudizio di chi non vive nella condizione di disabilità e non l’ha conosciuta direttamente, ma soltanto per sentito dire.


lunedì 21 marzo 2016

Resurrezione

Cattolico significa universale e quindi la messa cattolica è di per sé aperta a tutti. In ogni parte del mondo un fedele cattolico, soprattutto la Domenica, può. andare a messa sapendo che è la stessa ovunque e che in questo modo è in comunione con tutta la Chiesa.
Un ostacolo potrebbe essere la lingua, per esempio un emigrato ha diritto di seguire la messa nella sua lingua e quindi va nella propria comunità di origine.
 Non possono però esserci messe particolari per singole categorie di persone. Per esempio non dovrebbe esserci una messa per disabili, ma tutte le messe dovrebbero essere fatte con certe attenzioni come garantire la presenza di una persona che conosca il linguaggio dei sordomuti, o far sì che le chiese non abbiano barriere architettoniche.

La Resurrezione di Cristo infatti riguarda ogni uomo, in quanto ogni uomo pur essendo mortale ha in sé il desiderio di una vita piena ed eterna.

Buona Pasqua di Resurrezione a tutti

lunedì 7 marzo 2016

Viva le donne

Fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, sono state organizzate molte giornate dedicate ai diritti delle donne. A San Pietroburgo, l'8 marzo 1917, le donne hanno manifestato per chiedere la fine della guerra. In seguito, durante la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, che si è svolta a Mosca il 14 giugno 1921, è stato stabilito che l'8 marzo fosse la Giornata internazionale dell'operaia.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale si è fatto per molto tempo risalire la scelta dell'8 marzo ad una tragedia accaduta nel 1908, che avrebbe avuto come protagoniste le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio. In realtà questo fatto non è mai accaduto, e probabilmente è stato confuso con l'incendio di un altra fabbrica tessile della città, avvenuto nel 1911, dove morirono 146 persone, tra le quali molte donne.
I fatti che hanno realmente portato all'istituzione di questa festa sono di diverso tipo, più legati alla rivendicazione dei diritti delle donne, tra i quali il diritto di voto.
Quindi la festa della donna è collegata al desiderio di pace. Non credo che la donna sia più pacifista dell’uomo, ma è portatrice della vita in senso biologico; col suo corpo genera la vita e per la vita c’è bisogno di un contesto di pace.

La giornata della donna può avere un senso nei contesti in cui non c’è ancora parità, ma come tutte le ricorrenze può essere strumentalizzata o data come contentino per non cambiare le cose in positivo.