martedì 15 novembre 2016

La periferia al centro

Papa Francesco invitati tutti ad “imparare ad uscire da noi stessi per andare incontro agli altri, per andare verso le periferie dell’esistenza, per primi verso i nostri fratelli e sorelle, soprattutto i più lontani quelli che sono dimenticati, quelli che hanno più bisogno di comprensione e aiuto”.
Quando il Papa è andato a Lampedusa, l’isola è diventata per qualche settimana il centro d’interesse dell’Europa, perchè la sua presenza ha attirato l’attenzione dei media su quel luogo e su ciò che rappresenta.  Spenti i riflettori sulla vicenda, Lampedusa è tornata ad essere al margine dell’interesse collettivo e qualche mese dopo c’è stata l’ennesima tragedia in mare.

Secondo me bisognerebbe trasformare le periferie in centri, ma per esserlo davvero bisognerebbe che fossero collegate con altri centri, poiché ogni centro è un luogo da cui partono tante strade che portano agli altri, mentre le periferie sono state isolate. Questo discorso vale anche a livello personale, in particolare nel caso della persona disabile. Infatti essa ha difficoltà a collegarsi con gli altri per tanti motivi; potrebbe diventare un centro se aiutata, se messa in condizione di avere rapporti non soltanto di cura o di assistenza, ma anche d’amicizia, anche se poi questi due tipi di relazione non si escludono. Perchè accada questo la prima cosa necessaria è una famiglia che aiuti la persona disabile a non chiudersi, ma a buttarsi nel mondo e che non stia sempre in ansia per lei, che non la accompagni sempre ovunque, ma che la lasci ai suoi operatori e ai suoi amici.

mercoledì 2 novembre 2016

Credere: religione o superstizione?

Il terremoto oltre ai danni materiali e psicologici provoca anche danni spirituali. Ho sentito dire da un cittadino di Cascia che la sua città non è stata molto danneggiata perché Santa Rita l’aveva protetta. Mi sono chiesto gli altri santi degli altri paesi distrutti dal terremoto cosa facessero. La fede nella intercessione dei santi fa parte della religione cattolica, ma è molto fraintesa. Credere che un santo sia più potente degli altri è una forma di paganesimo; un po’ come credere che il terremoto sia una punizione divina per qualche peccato commesso dal popolo o dai suoi rappresentanti. In questo caso è molto meglio affidarsi alle spiegazioni scientifiche senza tirare in ballo la fede.

martedì 25 ottobre 2016

Paura e pregiudizio

I fatti di Gorino pongono una domanda: di chi ha paura la gente di quel paesino? davvero ha paura di 12 donne e 8 bambini oltre il fatto che queste persone possono essere l’avanguardia di tanti altri immigrati? Forse se avessero accettato almeno di vedere e di conoscere personalmente queste persone, forse avrebbero provato compassione e solidarietà umana e per chi crede anche cristiana. Il pregiudizio è la vera fonte di molte delle nostre paure, per contrastarlo l’unica via è quella della conoscenza diretta. Ciò vale in tutti i campi da quello dei migranti a quello delle persone disabili.

martedì 11 ottobre 2016

Credere o temere



Nel profondo dell’animo umano c’è spesso una grande paura. Questa paura genera violenza contro sé stessi, gli altri, il creato. Bisogna analizzare e comprendere questa paura che è il principale nemico della fede, perché la fede è apertura all’altro con la A maiuscola. La fede è superare le noste paure, i nostri dubbi come un ponte sopra un burrone. Quindi se è vero che la fede non può esistere senza paura come un ponte non ha senso senza un ostacolo da superare, noi non dobbiamo negare le nostre paure ma non dobbiamo neanche lasciarci bloccare da esse.

martedì 27 settembre 2016

Comunicazioni diverse



Nella comunicazione con i disabili spesso le regole normali vengono violate, cioè c’è una infantilizzazione della persona disabile che viene trattata spesso come un bambino: alle persone disabili si dà del tu e le si chiama per nome anche quando non le si conosce, quando invece alle persone normali si dà del Lei.
Per dare il giusto rilievo a tutte queste differenze ci vorrebbe una buona conoscenza delle modalità di comunicazione, che variano a seconda delle diverse persone che abbiamo di fronte.
Nella società di oggi, così multiculturale, sarebbe necessaria una scienza per una comunicazione differenziata, che potesse parlare a ogni singolo individuo.
Una scienza che debba tener conto di differenze quali l’età, il sesso, la nazionalità e/o l’etnia, la lingua, la cultura, la religione o il livello economico; teoricamente già considerate e superate nella Dichiarazione dei diritti umani, approvata dall’Onu nel 1945.

martedì 20 settembre 2016

Desiderio: mancanza di stelle

Esplorando il desiderio ne possiamo scoprire due forme: quello autentico o quello inautentico. Quello inautentico di solito è indotto dalla società dei consumi e della pubblicità, che portano a considerare come necessario ciò che è superfluo; invece, quello autentico deriva da un sentimento di mancanza profonda di qualcosa di essenziale per la nostra vita.

Oggi in particolare siamo bombardati dalla pubblicità che ci inculca desideri inautentici, i quali ci portano a non saper più cosa vogliamo e cosa è necessario per la nostra vita; l’ultimo modello di cellulare può essere più o meno utile a seconda dell’uso che ne facciamo, ma non è mai indispensabile eppure ogni volta che esce ci sono file chilometriche per averlo; un po’ come durante la guerra si faceva la fila per il pane. Il desiderio inautentico rischia di far dimenticare le vere necessità e soprattutto il vero desiderio è quello di qualcosa di trascendete, qualcosa che sta nel cielo come le stelle (in latino desiderio significa mancanza di stelle). 

venerdì 10 giugno 2016

Giocando con il colore

Oggi in Francia cominciano i campionati europei di calcio e quasi tutti le squadre hanno un giocatore di colore nelle proprie file, in particolare la nazionale francese è basata su campioni di colore o comunque originari delle ex-colonie, come l’Algeria.
Per questo il calcio e in generale gli altri sport dovrebbero essere contrari alla mentalità razzista. Il razzismo nello sport non ha proprio senso e lo sport dovrebbe essere un insegnamento per tutta la società. Invece proprio negli stadi si assiste alla manifestazione di razzismo più duro, perchè l’odio per la squadra avversaria e per i suoi giocatori arriva a far dimenticare che anche nella propria squadra ci sono atleti di origini diverse.

Forse i giocatori di colore sono i più fischiati perchè la loro diversità di pelle è proprio evidente e suscita immediatamente il disprezzo da parte di chi non tollera le differenze; un po’ come accade per la disabilità fisica o psichica, che essendo più evidente è soggetta a pregiudizi più forti e più immediati.