martedì 9 febbraio 2016

Ironia

“Paure, ansie, ossessioni e comportamenti compulsivi cominciano a ridimensionarsi e a svanire man mano che impariamo a ridere dei nostri ego” (A.Nolan, Cristiani si diventa. Per una spiritualità della libertà radicale.Emi,2009).

L’autoironia è molto importante: imparare a ridere o a sorridere dei propri handicap è forse l’unico modo per superarli realmente. Logicamente bisogna farlo con il giusto spirito,non perchè non si crede in se stessi ma per relativizzare anche i propri problemi o i propri presunti punti di forza. Non dimentichiamo che il metodo socratico è basato anche sull’ironia, che serve al filosofo per iniziare il dialogo con il suo interlocutore, facendo finta di non sapere nulla dell’argomento di cui si sta parlando. Una lotta dura, per una qualsiasi causa, deve avere un po' di autoironia altrimenti diventa fondamentalismo, ideologia e non porta da nessuna parte o meglio abbiamo visto dove portano le grandi convinzioni politiche e quali conseguenze hanno avuto nella storia dell’umanità.

venerdì 29 gennaio 2016

Historia magistra vitae

In questo periodo storico bisognerebbe ricordare la frase di Cicerone :"historia magistra vitae" e soprattutto bisognerebbe applicarla concretamente alle situazioni, che si verificano ai giorni nostri. La storia ci insegna prima di tutto che nulla è eterno, ma come diceva Eraclito “panta rei”: tutto scorre; questo pensiero può portare ad avere meno paura del cambiamento.
 Conoscendo la storia si può comprendere che il mondo non è stato sempre come oggi e non lo sarà per molto, perché le trasformazioni sono rapide. Quindi è inutile costruire barriere fisiche o mentali che prima o poi saranno travolte. Un esempio di superamento di queste barriere potrebbe venire dallo sport; negli sport di squadra ci sono già molto giocatori provenienti da tutte le nazioni, per cui il razzismo non dovrebbe proprio avere più senso, almeno in teoria. In realtà negli stadi continuano i cori razziali di chi non ha la storia come maestra, di chi non ha accettato il suo insegnamento.

giovedì 14 gennaio 2016

La lezione della Befana

Leggendo la genealogia, che sta all’inizio del vangelo di Matteo, si ha l’idea che Gesù sia arrivato nel momento più basso della storia del popolo ebraico, in cui Israele è soltanto una piccola provincia romana . Questo è quello che succede nella vita di tutti: Gesù arriva quando siamo nel momento più basso della nostra vita, per dare senso e compimento a quello che viviamo.
Non c’è mai nella nostra storia un momento completamente buio o uno di luce, ma le cose si mischiano nella vita quotidiana.
Tutto questo mi è stato insegnato anche dai piccoli gesti come quello del carbone nella calza della Befana. Quando ero piccolo, per la Befana, mia mamma mi faceva sempre trovare un pò di carbone zuccherato oltre a qualche regalo. Questo mi ha inculcato l’idea che non ero nè totalmente buono, nè interamente cattivo.
In ogni uomo ci sono il bene e il male e ogni cosa può essere utilizzata per un fine buono o uno cattivo. Io non sono un santo come invece molti credono delle persone disabili, ma nella vita è naturale che ci siano momenti belli e altri brutti, cose fatte bene e altre fatte male.
L’importante è che, attraverso questo gesto del carbone nella calza della Befana, mi sentivo come tutti gli altri bambini, percepivo che non ero diverso a causa della mia disabilità

Questo è un gesto pedagogico che insegna ai bambini che in questa vita bene e male coesistono, che i bambini non sono totalmente buoni, ma che devono crescere e compiere un percorso. Insegna anche che ciò che facciamo di sbagliato ha delle conseguenze.

giovedì 24 dicembre 2015

La terapia dell'incarnazione

Nella medicina moderna è fondamentale tenere in considerazione il concetto di persona come unicum perché il malato non è un insieme di organi, ma è un uomo con una storia, con proprie scelte e priorità, che il medico deve rispettare e aiutare a mantenere e a sviluppare.
Quando, però, il concetto di persona come unicum viene travisato, è una vera e propria violenza fatta all’individuo.
Un esempio di questo si può riscontrare nella terapia per la riabilitazione delle persone cerebrolese, promossa dal medico americano Glenn Doman.
Questo metodo richiede al paziente di concentrarsi in maniera totalizzante sul proprio limite fisico, eseguendo esercizi molto impegnativi che occupano tutta la giornata e richiedono un grande sforzo mentale e fisico. Il problema di questa terapia è innanzitutto la quantità di tempo richiesta, che impedisce di svolgere altre attività e di avere altre relazioni, quindi di vivere.
La mentalità che sta dietro a questo metodo rischia di essere pericolosa, perché vorrebbe annientare i deficit della persona, ma inevitabilmente elimina anche il suo vissuto, la sua storia di diversità, quindi la sua originalità.
Fermo restando che la cura del proprio corpo è un dovere e un diritto della persona con deficit, non deve però diventare un’ossessione.
In questo caso si può vedere un’analogia con i disturbi alimentari come l’anoressia, in cui ci si concentra in modo ossessivo sul proprio corpo e sul rapporto con il cibo e con la bilancia. Il problema fondamentale, in entrambi i casi, è che si assolutizza una sola dimensione della persona senza tenere conto dell’unicum.
Il natale ci ricorda l’incarnazione del Figlio di Dio, il Suo farsi uomo in un corpo. Questo è la prima fonte della dignità e del rispetto che si deve a ogni corpo umano.
Il logos, incarnandosi, ci mostra che il corpo non è una prigione dell’anima, ma è la sua abitazione, di cui bisogna avere cura.


Buon Natale a tutti

giovedì 3 dicembre 2015

Centro e periferia?

Il viaggio del Papa in Africa considerato da tutti a rischio ha portato invece alla luce una realtà scomoda,ma ormai impossibile da nascondere.
Il centro del cristianesimo non è più l’Europa o il nord del mondo, ma sono l’America latina, l’Africa e l’Asia dove i cristiani sono in minoranza, ma proprio per questo hanno quell'entusiasmo e quella credibilità che in Europa sono andati persi.Non a caso c’è sempre più agitazione nella società cosiddetta cristiana o che ama definirsi ancora cristiana.
Il Papa parla sempre del centro e delle periferie, ma forse questi concetti non si adattano a una religione come quella cristiana. Il cristianesimo non è un imipero che si espande da un centro verso nuove periferie, ma è una comunità in cui l’unico centro è Cristo, che è presente in ogni persona credente e anche in quelle non credenti, anche se loro non lo sanno e non ci credono.

Da altra parte Gesù stesso è nato,vissuto ed è morto in periferia e il Suo messaggio si rivolge a uomini e donne di periferia, ma prima o poi siamo tutti uomini e donne di periferia così come possiamo diventare centro.

giovedì 26 novembre 2015

Diverse diversità

Oggi viviamo in un mondo in cui diverse culture e diverse religioni si incontrano e convivono nel medesimo luogo; questo può portare o alla diffidenza e alla paura o alla scoperta e al dialogo .L’importante è che non si abbia paura della diversità in sè e che non si cerchi di omologarle, annullando le caratteristiche peculiarie di ognuno.
Ci sono anche vari tipi di diversità corporee ma non tutte sono vissute in maniera negativa; ad esempio la differenza tra uomo e donna non solo è apprezzata, ma è fondamentale.

Invece la diversità come mancanza di qualche cosa che si ritiene essenziale è quella che ci fa paura, che provoca commozione e compassione. L’handicap è una diversità che viene percepita come mancanza di qualcosa di importante per la vita di una persona, ma bisogna chiedersi se per quella persona quella mancanza è proprio così negativa.

giovedì 19 novembre 2015

Nel mondo ma non del mondo

Luca 19,11-23

12 Disse dunque: «Un uomo di nobile stirpe partì per un paese lontano per ricevere un titolo regale e poi ritornare. 13 Chiamati dieci servi, consegnò loro dieci mine, dicendo: Impiegatele fino al mio ritorno. 14 Ma i suoi cittadini lo odiavano e gli mandarono dietro un'ambasceria a dire: Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi. 15 Quando fu di ritorno, dopo aver ottenuto il titolo di re, fece chiamare i servi ai quali aveva consegnato il denaro, per vedere quanto ciascuno avesse guadagnato. 16 Si presentò il primo e disse: Signore, la tua mina ha fruttato altre dieci mine. 17 Gli disse: Bene, bravo servitore; poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città. 18 Poi si presentò il secondo e disse: La tua mina, signore, ha fruttato altre cinque mine.19 Anche a questo disse: Anche tu sarai a capo di cinque città. 20 Venne poi anche l'altro e disse: Signore, ecco la tua mina, che ho tenuta riposta in un fazzoletto; 21 avevo paura di te che sei un uomo severo e prendi quello che non hai messo in deposito, mieti quello che non hai seminato. 22 Gli rispose: Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: 23 perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l'avrei riscosso con gli interessi.

In questa parabola i servitori sono chiamati a convivere con persone che odiano il loro padrone ed a investire i loro talenti proprio in questo contesto. Credo che sia un po’ la condizione attuale dei cristiani; anche adesso Gesù sembra lontano da questo mondo e ormai c’è un clima di indifferenza o di ostilità verso i suoi servitori.
Dobbiamo perciò passare dalla logica del ragionamento a quella dell’affidamento, che non va contro la ragione , ma la supera.

In fondo è sempre stato così : i cristiani sono sempre stati nel mondo, ma non del mondo.