Leggendo
la genealogia, che sta all’inizio del vangelo di Matteo, si ha l’idea che Gesù sia
arrivato nel momento più basso della storia del popolo ebraico, in cui Israele
è soltanto una piccola provincia romana . Questo è quello che succede nella vita
di tutti: Gesù arriva quando siamo nel momento più basso della nostra vita, per
dare senso e compimento a quello che viviamo.
Non c’è
mai nella nostra storia un momento completamente buio o uno di luce, ma le cose
si mischiano nella vita quotidiana.
Tutto
questo mi è stato insegnato anche dai piccoli gesti come quello del carbone
nella calza della Befana. Quando ero piccolo, per la Befana, mia mamma mi
faceva sempre trovare un pò di carbone zuccherato oltre a qualche regalo. Questo
mi ha inculcato l’idea che non ero nè totalmente buono, nè interamente cattivo.
In ogni
uomo ci sono il bene e il male e ogni cosa può essere utilizzata per un fine
buono o uno cattivo. Io non sono un santo come invece molti credono delle
persone disabili, ma nella vita è naturale che ci siano momenti belli e altri
brutti, cose fatte bene e altre fatte male.
L’importante
è che, attraverso questo gesto del carbone nella calza della Befana, mi sentivo
come tutti gli altri bambini, percepivo che non ero diverso a causa della mia
disabilità
è un gesto pedagogico che insegna ai bambini che in questa vita bene e male
coesistono, che i bambini non sono totalmente buoni, ma che devono crescere e
compiere un percorso. Insegna anche che ciò che facciamo di sbagliato ha delle
conseguenze.